Il meraviglioso mondo di Charles Ives

Verso la fine dell’ottocento, dopo cent’anni di tradizione musicale geneticamente importata dall’occidente e che copre anche gran parte del periodo romantico, gli Stati Uniti, unitamente alla loro economia, svilupparono anche la loro identità musicale, un ruolo che ancora oggi è pienamente attivo e che fa da stimolo anche alla più vecchia cultura musicale occidnetale.

Uno di questi artisti davvero capitali per la musica statunitense e uno dei più influenti è stato Charles Ives, che come descrive Steve Schwartz in una biografia su Classic Net= i primi compositori come William Billings da una parte e Edward MacDowell dall’altra, provano a esprimere gli Stati Uniti in musica, ma i loro sforzi erano troppo legati nell’approccio strutturale ai modelli Europei di quei tempi, mentre Ives risucì a cogliere lo spirito stanutintense a a convertirlo in opere magistrali.

William Billings – Independence (1778)

 

Edward MacDowell – Sea Pieces Op.55 (1898)

Charles Ives passa la sua infanzia ascoltando musica militare per banda, inni e canti religiosi, studia la musica col padre ( si dice che sia il padre a avergli ispirato la idea della politonalità), suona l’organo della chiesa battista, questi sono tutti elementi che fonderà trasfigurandoli e deformandoli o cintandoli appena, nelle sue opere più eccitanti e visionarie.

Marce militari statuni’tensi

Evangelical Hymn – Conngregational & Organ

 

Charles Ives cercò di esprimere l’intero spirito del paese, soprattutto di quel paese colto medio borghese, che faceva del benessere culturale una ragione di vita e lo sbatteva in faccia agli Europei, non a caso Ives fu esponente musicale della corrente letteraria del trascendentalismo, ossia di quella disciplina derivante dall’illuminismo di Kant che criticava la ragione e dava piena libertà ai rapporti verso l’uomo e la natura; tale teoria riservata in musica, significava un neonato e un incredibile sperimentalismo, un rifiuto “graduale” del modo di suonare del periodo : dopo gli inizi romantici che già facevano intravedere un diversità negli approcci musicali, subito dopo la terza sinfonia, il compositore americano si gettò a capofitto nei suoi teoremi fornendo una “base” musicale riscontrabile soprattutto nelle composizioni pianistiche, che costituirà repertorio per gran parte dei pianisti classici del novecento; il suo stile comprendeva elementi tipicamente americani (inni, marce, orchestrina da banda) e interventi nella atonalità ( usando terzi e quarti di suono).

In questo video vi è la spiegazione di quale sia la differenza tra la musica concepita in modo tonale e la msuica concepita in modo “atonale”

The Difference Between Tonal & Atonal music : Piano % Music Tips

Durante la sua vita fu praticamente ignorata la sua musica, cos¡, molti dei suoi brani non sono mai stati eseguiti: la su produzione musicale fu in sostanza una scoperta, dopo la sua morte, delle generazioni successive; la sua tendenza alla sperimentazione e l’impiego di dissonanza senza compromesso furono amati da pochi.

Nonostante abbia scritto molti Lieder con un accompagnamento spesso originale, oggi è riconosciuto per la sua musica strumentale; nella sua produzione non è possibile individuare una vera e propria evoluzione stilistica: fin dall’inizio fu evidente un gusto per la sperimentazione e per la ricerca, uscendo da ogni sistema pre concepito.

Susan Graham : The song of Charles Ives

Sicuramente la scelta di non fare la professione di musicista ha giovato alla sua produzione musicale dandogli ampia libertà´; influenzato dal suo lavoro come organista ne 1891 scrisse Variations on “America” che eseguì lui stesso per la festa dell’indipendenza del 4 luglio.

Il brano riporta nella melodia (ispirata dall’inno nazionale britannico) una seria variazioni divertenti ma scontate.

Una è in stile Flamenco, un’altra composta anni dopo `probabilmente il primo tentativo di bitonalità di Ives.

Cahrles Ives – Variations on “America” (1891)

Si nota cos¡, che le citazioni sono i materiali cari a Ives, da fonti colte (come la quinta sinfonia di Beethiven nella Concord Sonata); ma soprattutto da inni religiosi, canoni, marce, e musica da banda.

Di fatto la sua produzione è caratterizzata da brani che appaiono spiccatamente sperimentali e avveniristici per il frequente impiego del linguaggio atonale (three-page Sonata del 1905, Trio per violino, violoncello e pianoforte del 1904/1911) per l’utilizzo di accordi e intervalli estranei all’armonia classica (The Cage del 1906), per le sue anticipazioni della tecnica dodecafonica ( Chromaticmelodtune del 1913), per l’uso di quarti di tono secondo le teorie di Alois Haba ( Three quarter- tone pieno piece del 1923/ 1924).

Charles Ives – Three page Sonata (1905)

Charles Ives – The Cage (1906)

Charles Ives – Chromaticmelodtune (1913/ 1919)

Uno dei primi esempi molto evidenti della gioia di sperimentare di Ives `The Unanswered Question del 1908 che fu scritto per un’orchestra molto insolita di una tromba, quattro flauti e quartetto d’archi, più tardi segui una versione orchestrale, gli archi suonano molto lentamente a modo di corale per tutto il brano; più volte la tromba suona un motivetto breve che Ives descrisse come “l’eterna domanda dell’esistenza”; ogni volta i flauti rispondono, sempre in modo diverso e sempre più dissonante, alla fine resta la domanda senza risposta, questo `un classico brano nello stile tipico di Ives, che tende a unire elementi differenti miscelandoli insieme.

Le altre composizioni di maggior rilievo si ricordano quattro sinfonie tra qui in modo particolare la Quarta del 1909/1916, qui la poliritmia è talmente complessa che sono necessari due direttori di orchestra per orchestrare la partitura, che superficialmente a un primo disattento ascolto parrebbe una babele schizofrenica, un delirio furioso, una colata lavica di idee e di abbozzi presto dimenticati, traslati ritmicamente, e dinamicamente, deformati e tradotti in una nuova lingua futurista, una lingua apparentemente marziana, fuori dal suo tempo, eppure in questo mondo sovrapposto c’è tutta la religiosità di un uomo che si pone continuamente delle domande sul nostro essere. Che sente il nuovo mondo che stava arrivando in fretta e furia, come il traffico cittadino.

Il caos delle grandi metropolitane e dell’uomo tecnologico, con i suoi limiti e il disordine prodotto, qui puoi vedere e sentire, renderti conto della complicata genesi sonora di quest’opera, infatti per molto tempo `stata considerata ineseguibile o quasi e comunque un’inutile eccentricità commessa da un musicista non professionista.

Con questo approccio estremamente rivoluzionario alla composizione, Ives voleva trasferire in musica la logica del sogno con un’opera di estrema complessità, che deragli infatti in maniera inaspettata su binari sempre nuovi e differenti, qui le citazioni e i richiami a temi famosi provenienti dalla cultura popolare sono talmente tanti e mischiati tra loro, che `praticamente impossibile distinguerli.

Charles Ives – Symphony n.4 (1924)

 

Charles Ives è stato l’antesignano di tutta quella musica sperimentale statunitense che sarebbe nata negli anni 40 e 50, gettando le basi di fatto per tutta quella che sarebbe stata la musica contemporanea (atonalismo, politonalità).

Se sei interessato a approfondire il discorso riguardante la composizione musicale, ti consiglio di accedere attraverso il link che ti lascio qui sotto al mio canale Youtube:

https://www.youtube.com/channel/UC5tE5PCKKmcPdZsk07TolFA

Ti consiglio anche di accedere ai miei tips giornalieri che posto ogni giorno riguardanti la composizione musicali sul mio profilo di Instagram:

https://www.instagram.com/patzarguello/

Ciao, ci vediamo al prossimo articolo

 

Fonti di ispirazione per l’articolo :

https://senzalamusica.wordpress.com/2013/02/24/ives-sinfonia-4/

https://www.debaser.it/charles-ives/the-4-symphonies/recensione

http://ettoregarzia.blogspot.it/2010/11/la-cultura-musicale-classica-americana.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Ives

 

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